Eseguito per la prima volta nel mondo l’intervento di tumorectomia termo-assistita nella cura del cancro mammario

Il 24 ottobre 2006, presso l’Ospedale Oncologico “A. Businco” di Cagliari è stato eseguito per la prima volta nel mondo un particolare intervento chirurgico per il trattamento del cancro della mammella. Il Dott. Carlo Cabula, oncologo e chirurgo plastico, ha messo a punto ed eseguito l’intervento di asportazione del tumore della mammella associato alla termoablazione della ghiandola.
Fino ad oggi le pazienti affette da tumore del seno di piccole dimensioni vengono sottoposte all’intervento di quadrantectomia( secondo la tecnica classica del Prof. Umberto Veronesi).
Per ridurre il rischio della recidiva , cioè della ricomparsa locale del tumore, le pazienti sono successivamente sottoposte alla radioterapia.
La tecnica messa a punto dal Dott. Cabula consiste nell’ asportazione del tumore ma con un intervento chirurgico ancor più conservativo, e quindi più estetico, della mammella e nell’impiego durante lo stesso intervento di un dispositivo, realizzato appositamente per il seno, in grado di produrre calore che distrugge le cellule tumorali.
In realtà il Dott. Cabula è stato tra i primi in Italia ad applicare la termoablazione per altri tipi di tumore, come quello del fegato e da alcuni anni studiava la possibilità di applicazione della terapia col calore anche per il cancro del seno (leggi lo studio pubblicato sulla rivista Tumori suppl. vol.3 n°5-2004 e presentato al 107° Congresso Nazionale Società Italiana di Chirurgia, svoltosi a Cagliari a settembre 2005).

Grazie agli studi preliminari del Dott. Cabula l’azienda americana RITA Medical System, leader mondiale per i trattamenti ipertermici con onde a radiofrequenza, ha costruito appositamente un ago elettrochirurgico da poter impiegare nella cura del cancro della mammella e da impiegare inizialmente con una rigida e controllata sperimentazione.
La chirurgia conservativa della mammella ( quella che evita alla donna di sottoporsi alla demolitiva mastectomia) è gravata da una importante percentuale di recidive locali dovute alla persistenza di focolai microscopici di cellule tumorali che residuano dopo l’intervento chirurgico e di cui si ignora la presenza. L’esecuzione della semplice tumorectomia, nei casi di tumore mammario con diametro non superiore ai 2 cm, è un intervento meglio accettato dalla donna perché consente di risparmiare cute e tessuto ghiandolare e di ottenere risultati cosmetici migliori.
Il rischio di recidiva di malattia verrebbe tenuto sotto controllo proprio grazie all’impiego intraoperatorio della termoablazione che è in grado di neutralizzare eventuali focolai neoplastici microscopici. Lo studio condotto dal Dott. Carlo Cabula si è svolto sotto il rigido controllo della Food and Drug Administration degli USA, indiscussa autorità mondiale per la concessione delle autorizzazioni all’impiego di nuove tecnologie.
Se i risultati ottenuti dallo studio del Dott. Cabula saranno confermati nelle ulteriori fasi dello studio FDA, la metodica potrà essere riconosciuta e applicata, in casi selezionati, su un maggior numero di pazienti.

 

Carlo Cabula

Ospedale Oncologico Regionale “A. Businco”
ASL8 di Cagliari

STUDIO SPERIMENTALE DI TRATTAMENTO IPERTERMICO DEI TUMORI DELLA MAMMELLA
(studio pubblicato sulla rivista Tumori suppl. vol.3 n°5-2004 e presentato al 107° Congresso Nazionale

Società Italiana di Chirurgia, svoltosi a Cagliari a settembre 2005)


INTRODUZIONE
Dal 1998 con buoni risultati utilizziamo le onde a radiofrequenza per produrre ipertermia e conseguente necrosi dei tumori del fegato. Ci siamo chiesti se, in pazienti selezionate affette da tumore mammario sia maligno che benigno, la termoablazione potesse offrire risultati analoghi.


MATERIALE E METODO
Dal 2002 al 2004 abbiamo inizialmente sottoposto a termoablazione preparati chirurgici di quadrantectomia, mastectomia e fibroadenomi. Successivamente abbiamo trattato un gruppo controllato di pazienti portatrici di neoplasia mammaria o di fibroadenoma che sono state sottoposte entro le successive 24 ore ad intervento di quadrantectomia, di mastectomia o di exeresi del fibroadenoma.
L’ago è stato infisso nella neoplasia o nel fibroadenoma: nelle pazienti trattate la procedura è stata eseguita sotto guida ecografica, dopo aver praticato una anestesia locale ed una incisione cutanea di 2 mm. L’ago elettrochirurgico a nove elettrodi è stato quindi collegato al generatore di onde a radiofrequenza della RITA Medical Systems 1500X.
In tutti i casi trattati è stato eseguito preventivamente l’accertamento citologico o istologico su ago sottile della lesione. Nelle pazienti sottoposte alla procedura abbiamo limitato il trattamento a lesioni con diametro massimo di 2 cm, senza interessamento cutaneo e con distanza della lesione dalla cute e dal piano toracico superiore a 1 cm. La durata del trattamento è stata di 15 minuti a temperatura di 100°C. Sono state escluse le pazienti con lesione non ben visibile con gli ultrasuoni, con lesione distante meno di 15 mm dalla cute. Le pazienti sottoposte a TARF hanno subito l’intervento radicale o l’asportazione del fibroadenoma entro le successive 24 ore. Il preparato chirurgico è stato esaminato dall’anatomo-patologo mediante inclusione in paraffina. L’esame istologico ha dimostrato i segni della necrosi coagulativa con scomparsa dei nuclei e denaturazione delle proteine con un diametro tra 3 e 4 cm.
Neoplasia mammaria: sono stati sottoposti a termoablazione 80 casi di carcinoma lobulare e duttale: in 45 casi la termoablazione è stata eseguita su preparato chirurgico, in 35 casi su pazienti dopo adeguato consenso informato e adesione allo studio.
Fibroadenoma: previo accertamento citologico o istologico abbiamo sottoposto a termoablazione 80 casi di fibroadenoma mammario: in 45 casi il trattamento è stato eseguito successivamente su fibroadenomi asportati chirurgicamente e in 35 casi su pazienti dopo consenso informato e adesione allo studio. Sono stati trattati fibroadenomi di diametro non superiore ai 2 cm, distanti dalla cute e dal piano toracico almeno 1 cm.


RISULTATI
Neoplasia mammaria: nel 98% dei casi abbiamo ottenuto una necrosi completa, nel restante 2% casi la necrosi è stata incompleta ma superiore all’90% della massa originaria: si trattava dei casi iniziali dello studio sottoposti a temperatura non superiore a 90°. In 4 casi si è avuta una retrazione cutanea con infossamento nel punto di introduzione dell’ago.
Nel 3% dei casi l’esame istologico eseguito sul preparato chirurgico ha dimostrato la presenza di foci microinvasivi esterni all’area di necrosi prodotta dalla termoablazione.

Fibroadenoma: nel 95% dei casi si è ottenuta una necrosi completa, nel restante 5% dei casi la necrosi è stata incompleta ma superiore al 90% della lesione originaria. In 5 casi si è avuta una leggera retrazione cutanea.

DISCUSSIONE
Dai nostri risultati l’ipertermia indotta dalle onde a radiofrequenza sarebbe in grado di produrre una significativa necrosi coagulativa del carcinoma e del fibroadenoma della mammella. L’area della necrosi dipende dal dispositivo utilizzato, dalla temperatura raggiunta, dall’impedenza dei tessuti, dal tempo di erogazione delle onde a radiofrequenza. Dai dati della letteratura scientifica un margine di rispetto libero da malattia neoplastica di almeno 3 mm è considerato sufficiente ai fini della radicalità chirurgica di un tumore mammario. La necrosi prodotta dalla termoablazione di 3-4 cm per trattare lesioni di 2 cm di diametro si è dimostrata quindi valida per ottenere il medesimo risultato. La termoablazione non consente lo studio istologico dei margini come permesso dalla tumorectomia e dalla quadrantectomia da qui la necessità di produrre più ampie aree di necrosi per ridurre la persistenza di foci microinvasivi contigui all’area trattata e la successiva esecuzione della radioterapia adiuvante classica impiegata nella QUART. Per quanto riguarda il fibroadenoma, il trattamento ipertermico consente la necrosi della neoformazione nel 98% dei casi. Crediamo che la termoablazione mammaria con onde a radiofrequenza possa trovare un suo ruolo in condizioni particolari come nella prevenzione della recidiva locale in associazione alla tumorectomia, nelle pazienti ad alto rischio chirurgico per grave malattia concomitante la neoplasia mammaria (cardiopatie gravi, deficit della coagulazione, elevato rischio anestesiologico; pazienti in età avanzata; nei casi di carcinoma in fase iniziale in associazione alla biopsia del linfonodo sentinella; a completamento della chemioterapia primaria per aumentare le possibilità di necrosi tumorale e di citoriduzione preoperatoria; nelle giovani donne portatrici di fibroadenomi multipli che possono così evitare l’intervento chirurgico con le conseguenti, a volte inestetiche, cicatrici chirurgiche. Su queste possibilità di applicazione terapeutica della ipertermia con onde a radiofrequenza si articolerà in modo particolare la nostra ulteriore ricerca.

 
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