Carlo
Cabula
Ospedale
Oncologico Regionale A. Businco
ASL8 di Cagliari
STUDIO
SPERIMENTALE DI TRATTAMENTO IPERTERMICO DEI TUMORI DELLA MAMMELLA
(studio pubblicato sulla rivista Tumori suppl. vol.3 n°5-2004
e presentato al 107° Congresso Nazionale
Società
Italiana di Chirurgia, svoltosi a Cagliari a settembre 2005)
INTRODUZIONE
Dal 1998 con buoni risultati utilizziamo le onde a radiofrequenza
per produrre ipertermia e conseguente necrosi dei tumori del fegato.
Ci siamo chiesti se, in pazienti selezionate affette da tumore
mammario sia maligno che benigno, la termoablazione potesse offrire
risultati analoghi.
MATERIALE E METODO
Dal 2002 al 2004 abbiamo inizialmente sottoposto a termoablazione
preparati chirurgici di quadrantectomia, mastectomia e fibroadenomi.
Successivamente abbiamo trattato un gruppo controllato di pazienti
portatrici di neoplasia mammaria o di fibroadenoma che sono state
sottoposte entro le successive 24 ore ad intervento di quadrantectomia,
di mastectomia o di exeresi del fibroadenoma.
Lago è stato infisso nella neoplasia o nel fibroadenoma:
nelle pazienti trattate la procedura è stata eseguita sotto
guida ecografica, dopo aver praticato una anestesia locale ed
una incisione cutanea di 2 mm. Lago elettrochirurgico a
nove elettrodi è stato quindi collegato al generatore di
onde a radiofrequenza della RITA Medical Systems 1500X.
In tutti i casi trattati è stato eseguito preventivamente
laccertamento citologico o istologico su ago sottile della
lesione. Nelle pazienti sottoposte alla procedura abbiamo limitato
il trattamento a lesioni con diametro massimo di 2 cm, senza interessamento
cutaneo e con distanza della lesione dalla cute e dal piano toracico
superiore a 1 cm. La durata del trattamento è stata di
15 minuti a temperatura di 100°C. Sono state escluse le pazienti
con lesione non ben visibile con gli ultrasuoni, con lesione distante
meno di 15 mm dalla cute. Le pazienti sottoposte a TARF hanno
subito lintervento radicale o lasportazione del fibroadenoma
entro le successive 24 ore. Il preparato chirurgico è stato
esaminato dallanatomo-patologo mediante inclusione in paraffina.
Lesame istologico ha dimostrato i segni della necrosi coagulativa
con scomparsa dei nuclei e denaturazione delle proteine con un
diametro tra 3 e 4 cm.
Neoplasia mammaria: sono stati sottoposti a termoablazione 80
casi di carcinoma lobulare e duttale: in 45 casi la termoablazione
è stata eseguita su preparato chirurgico, in 35 casi su
pazienti dopo adeguato consenso informato e adesione allo studio.
Fibroadenoma: previo accertamento citologico o istologico abbiamo
sottoposto a termoablazione 80 casi di fibroadenoma mammario:
in 45 casi il trattamento è stato eseguito successivamente
su fibroadenomi asportati chirurgicamente e in 35 casi su pazienti
dopo consenso informato e adesione allo studio. Sono stati trattati
fibroadenomi di diametro non superiore ai 2 cm, distanti dalla
cute e dal piano toracico almeno 1 cm.
RISULTATI
Neoplasia mammaria: nel 98% dei casi abbiamo ottenuto una necrosi
completa, nel restante 2% casi la necrosi è stata incompleta
ma superiore all90% della massa originaria: si trattava
dei casi iniziali dello studio sottoposti a temperatura non superiore
a 90°. In 4 casi si è avuta una retrazione cutanea
con infossamento nel punto di introduzione dellago.
Nel 3% dei casi lesame istologico eseguito sul preparato
chirurgico ha dimostrato la presenza di foci microinvasivi esterni
allarea di necrosi prodotta dalla termoablazione.
Fibroadenoma:
nel 95% dei casi si è ottenuta una necrosi completa, nel
restante 5% dei casi la necrosi è stata incompleta ma superiore
al 90% della lesione originaria. In 5 casi si è avuta una
leggera retrazione cutanea.
DISCUSSIONE
Dai nostri risultati lipertermia indotta dalle onde a radiofrequenza
sarebbe in grado di produrre una significativa necrosi coagulativa
del carcinoma e del fibroadenoma della mammella. Larea della
necrosi dipende dal dispositivo utilizzato, dalla temperatura
raggiunta, dallimpedenza dei tessuti, dal tempo di erogazione
delle onde a radiofrequenza. Dai dati della letteratura scientifica
un margine di rispetto libero da malattia neoplastica di almeno
3 mm è considerato sufficiente ai fini della radicalità
chirurgica di un tumore mammario. La necrosi prodotta dalla termoablazione
di 3-4 cm per trattare lesioni di 2 cm di diametro si è
dimostrata quindi valida per ottenere il medesimo risultato. La
termoablazione non consente lo studio istologico dei margini come
permesso dalla tumorectomia e dalla quadrantectomia da qui la
necessità di produrre più ampie aree di necrosi
per ridurre la persistenza di foci microinvasivi contigui allarea
trattata e la successiva esecuzione della radioterapia adiuvante
classica impiegata nella QUART. Per quanto riguarda il fibroadenoma,
il trattamento ipertermico consente la necrosi della neoformazione
nel 98% dei casi. Crediamo che la termoablazione mammaria con
onde a radiofrequenza possa trovare un suo ruolo in condizioni
particolari come nella prevenzione della recidiva locale in associazione
alla tumorectomia, nelle pazienti ad alto rischio chirurgico per
grave malattia concomitante la neoplasia mammaria (cardiopatie
gravi, deficit della coagulazione, elevato rischio anestesiologico;
pazienti in età avanzata; nei casi di carcinoma in fase
iniziale in associazione alla biopsia del linfonodo sentinella;
a completamento della chemioterapia primaria per aumentare le
possibilità di necrosi tumorale e di citoriduzione preoperatoria;
nelle giovani donne portatrici di fibroadenomi multipli che possono
così evitare lintervento chirurgico con le conseguenti,
a volte inestetiche, cicatrici chirurgiche. Su queste possibilità
di applicazione terapeutica della ipertermia con onde a radiofrequenza
si articolerà in modo particolare la nostra ulteriore ricerca.